{"id":1040,"date":"2014-12-17T22:02:11","date_gmt":"2014-12-17T21:02:11","guid":{"rendered":"https:\/\/cristianotassinari.com\/?p=1040"},"modified":"2014-12-17T22:02:11","modified_gmt":"2014-12-17T21:02:11","slug":"tragedie-in-tv-la-curiosita-morbosa-degli-italiani-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristianotassinari.com\/?p=1040","title":{"rendered":"TRAGEDIE IN TV, LA CURIOSITA&#8217; MORBOSA DEGLI ITALIANI"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/porta-a-porta-di-bruno-vespa-e-il-delitto-di-cogne.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/porta-a-porta-di-bruno-vespa-e-il-delitto-di-cogne.jpg\" alt=\"porta-a-porta-di-bruno-vespa-e-il-delitto-di-cogne\" width=\"625\" height=\"416\" class=\"alignleft size-full wp-image-1041\" srcset=\"https:\/\/www.cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/porta-a-porta-di-bruno-vespa-e-il-delitto-di-cogne.jpg 625w, https:\/\/www.cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/porta-a-porta-di-bruno-vespa-e-il-delitto-di-cogne-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 625px) 100vw, 625px\" \/><\/a>Tutto ebbe inizio con la tragedia di Alfredino Rampi, a Vermicino, vicino Roma, quel maledetto mercoled\u00ec 10 giugno 1981, quando il bambino di 6 anni precipit\u00f2 in un pozzo artesiano nelle campagna attorno alla casa estiva della sua famiglia. Per 60 lunghe, lunghissime ore, milioni di italiani (21 milioni, secondo l\u2019Auditel dell\u2019epoca) rimasero incollati davanti alla diretta fiume del TG1 \u2013 e, successivamente anche del TG2 e del TG3 \u2013 per seguire il disperato tentativo di salvataggio del piccolo Alfredino, fallito per colpa del destino avverso, ma anche di tanta confusione e disorganizzazione nei soccorsi. Dalle ceneri di quella tragedia, che forse poteva essere evitata, nacque la vera e propria Protezione Civile Italiana. \u201cFu il primo vero e terrificante reality della storia delle televisione\u201d, raccont\u00f2, molti anni dopo, il giornalista Piero Badaloni (in seguito corrispondente Rai dalla Germania e presidente della Regione Lazio), inviato dal direttore del TG1, Emilio Fede, a seguire da vicino tutta quella tristissima vicenda, culminata nella visita a Vermicino dell\u2019allora amatissimo Presidente della Repubblica Italia, Sandro Pertini. \u201cVolevamo raccontare una storia di vita e, invece, si trasform\u00f2 in una storia di morte\u201d, disse Giancarlo Santalmassi, a quei tempi direttore del TG2.<br \/>\nL\u2019incidente di Vermicino fu seguito con trepidazione, perch\u00e9 il piccolo Alfredino poteva essere il figlio di tutti noi, e una disgrazia del genere poteva davvero capitare a tutti, appena fuori dall\u2019uscio di casa. Fu quindi, se possiamo dirlo, un partecipazione totale e una curiosit\u00e0 \u201cpositiva\u201d.<br \/>\nQualche anno prima, nel 1978, un\u2019altra terribile notizia poteva diventare un caso televisivo: Il sequestro, il rapimento e l\u2019uccisione di Aldo Moro. Ma gli scarsi mezzi tecnici dell\u2019epoca e \u2013 soprattutto \u2013 la brutalit\u00e0 del fatto (non una disgrazia capitata ad un bambino, ma un vero attacco terroristico ad un uomo dello Stato) relegarono quell\u2019evento nei libri di storia della nostra Repubblica, ma non fecero altrettanto breccia nei cuori dei telespettatori. Anche se io stesso, bambino di 9 anni, ricordo tutte le edizioni speciali dei telegiornali sul caso-Moro. Quindi, qualcosa di mediatico, accadde anche in quei 55 giorni tra il 16 marzo (strage di via Fani) e il 9 maggio (ritrovamento del cadavere in via Caetani, sempre a Roma).<br \/>\nQualcosa di simile, con una grande ondata di indignazione popolare, avverr\u00e0 nel 1992, con gli attentati della Mafia ai giudici Falcone e Borsellino.<br \/>\nDella terribile strage della stazione di Bologna (85 morti) del 1980, restano solo poche immagini in bianco e nero di soccorsi disperati e la commemorazione ogni 2 agosto.<br \/>\nNegli anni seguenti, con l\u2019arrivo di nuove tecnologie e il raddoppiarsi delle emittenti televisive (vi ricordate i racconti, minuto per minuto, nei telegiornali Fininvest diretti da Emilio Fede, dei due piloti Cocciolone e Bellini, abbattuti durante la Prima Guerra del Golfo? E le dirette infinite con Paolo Brosio davanti al Palazzo di Giustizia di Milano durante Tangentopoli?), la curiosit\u00e0 degli italiani \u00e8 aumentata a dismisura, passando da curiosit\u00e0 \u201cpositiva\u201d a curiosit\u00e0 \u201cmorbosa\u201d.<br \/>\nIl caso pi\u00f9 clamoroso rimane quello della \u201cmamma di Cogne\u201d, Anna Maria Franzoni, accusata (ma lei ha sempre negato!) di aver ucciso \u2013 era il 30 gennaio 2002 \u2013 il figlio Samuele, di appena tre anni. Proprio il fatto che la presunta assassina abbia sempre respinto l\u2019accusa, scaten\u00f2 un infernale finimondo mediatico: dai plastici di Bruno Vespa, a \u201cPorta a Porta\u201d, con la ricostruzione della villetta di Cogne, alle sue interviste al Maurizio Costanzo Show, fino alla presenza, sempre pi\u00f9 familiare per milioni di famiglie televisive italiane, dei Ris di Parma con la loro tuta bianca anti-contaminazione e di illustri esperti, tra cui brillavano i cosiddetti criminologi, di cui ancora non ci siamo liberati tutt\u2019oggi. Io stesso, per lavoro, ho assistito ad alcune udienze in Corte d\u2019Appello a Torino, compresa la lettura della condanna per la Franzoni a 16 anni di galera, era il 2007, e vi assicuro che fuori dal Tribunale stazionava una fila di curiosi senza fine, pronti a tutto, anche ad ore e ore di coda al freddo, pur di accaparrarsi i primi 30-40 posti che, ogni giorno, valevano la visione \u201cin diretta\u201d delle udienze, proprio all\u2019interno dell\u2019aula, a pochi banchi di distanza dall\u2019imputata, la Franzoni, trattata alla stregua di una star (proprio perch\u00e9 diventata famosa grazie alla tv).<br \/>\nGrande risonanza mediatica, ha avuto anche l\u2019assassinio di Sarah Scazzi, 15 anni, avvenuto nell\u2019agosto del 2010, ad Avetrana, in provincia di Taranto: protagonista assoluto il presunto \u201czio belva\u201d, Michele Misseri, in realt\u00e0 finora l\u2019unico non in carcere, che si autoaccus\u00f2 pi\u00f9 volte per proteggere le due esecutrici materiali del delitto: la cugina Sabrina e la zia Cosima, attualmente in carcere, condannate all\u2019ergastolo. Terribile. Anche per le nostre coscienze e per quella di chi si \u00e8 inventato il \u201cturismo del macabro\u201d, organizzando gite fuori porta per vedere i luoghi degli ultimi episodi di cronaca nera. Per poter dire \u201cio c\u2019ero!\u201d.<br \/>\nSuccede anche a Garlasco (Pavia), dove ancora non hanno capito chi ha ucciso, il 13 agosto 2007, la povera Chiara Poggi? E\u2019 stato il fidanzato, Alberto Stasi? Ma non \u00e8 gi\u00e0 stato assolto due volte? E allora perch\u00e9 adesso \u00e8 stato condannato a 16 anni di reclusione? Almeno fino al processo d\u2019appello.<br \/>\nE la morte della piccola Yara Gambirasio, appena 13 anni, in provincia di Bergamo? Anche qui un presunto colpevole c\u2019\u00e8, il muratore Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere da sei mesi. Ma anche lui si processa innocente.<br \/>\nE il caso di Perugia, con l\u2019assassinio \u2013 nella notte di Halloween 2007 \u2013 della studentessa inglese Meredith Kercher? Sono davvero innocenti Amanda Knox e Raffaele Sollecito? Il colpevole \u00e8 solo l\u2019ivoriano Rudy Guede, gi\u00e0 condannato? E a Perugia sono aumentati i turisti, anche per questo motivo\u2026<br \/>\nMa non vogliamo fare i moralisti a tutti i costi: forse un selfie davanti alla carcassa della Costa Concordia, quando era ribaltata davanti all\u2019Isola del Giglio, l\u2019avrei fatta anch\u2019io, per poi postarla sui social network. Ma il vero responsabile \u00e8 un altro, un certo capitano, ora sotto processo a Grosseto\u2026.<br \/>\nNegli ultimi mesi, la curiosit\u00e0 morbosa degli italiani \u00e8 stata riaccesa da alcuni sconvolgenti fatti di cronaca, a cominciare dalla sparizione, e dal ritrovamento del cadavere, di Elena Ceste, la mamma e moglie di 38 anni, 4 figli, e una vita apparentemente tranquilla. Tutti a scandagliare il passato e il presente della donna e del suo rapporto con il marito, finora l\u2019unico indagato per la morte della moglie. E tutti a dire: \u201cTanto \u00e8 stato il marito\u201d, una condanna mediatica (ancora prima che giudiziaria: ancora tutto da provare!) che, peraltro, negli ultimi anni ha trovato tragica conferma in tanti, troppi femminicidi.<br \/>\nTutti a parlare di Elena Ceste e delle sua (probabile) doppia vita (ne parla ancora, ogni pomeriggio, in uno snervante stillicidio di macabri dettagli, la presentatrice Barbara D\u2019Urso, odiosa per tanti e odiata da tutti, sanzionata dall\u2019Ordine dei Giornalisti \u2013 forse perch\u00e9 non ne fa parte \u2013 ma una che il suo mestiere lo sa fare, e l\u2019audience \u00e8 l\u00ec a confermarlo), ma all\u2019improvviso, alla ribalta della cronaca nera, sale un delitto ancora pi\u00f9 efferato, ancora pi\u00f9 sconvolgente: l\u2019uccisione del piccolo Andrea Loris, 8 anni, a Santa Croce Camerina (Ragusa). E subito tutti a giocare all\u2019investigatore: chi sar\u00e0 stato? Sicuramente il cacciatore che ha trovato il corpo del bimbo, dicono e scrivono in tanti. Sbatti il mostro in prima pagina, in prima serata e sul web. Poi, giorno dopo giorno, fotogramma di telecamera  dopo fotogramma di telecamera, si scopre che la maggiore indiziata \u00e8 la mamma. La mamma: possibile? E ne parlano tutti, davanti alla tv, a casa, al bar, mentre si fa la spesa. La curiosit\u00e0 \u201cmorbosa\u201d dilaga.<br \/>\nMa \u00e8 colpa della tv che ce l\u2019ha fatta venire o siamo noi stessi che ce l\u2019abbiamo dentro, e la tv non fa altro cha darci quello che veramente vogliamo? Difficile dare una risposta. Forse, la verit\u00e0 sta nel mezzo. Nel mezzo della nostra coscienza (potremmo anche non guardarle, certe trasmissioni) e nel mezzo della coscienza dei produttori tv (potrebbero anche fare a meno di infierire cos\u00ec crudelmente sulle famiglie delle vittime, gi\u00e0 cos\u00ec duramente colpite). Ma, temiamo, sia una battaglia gi\u00e0 persa in partenza.<br \/>\nThe show must go on. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto ebbe inizio con la tragedia di Alfredino Rampi, a Vermicino, vicino Roma, quel maledetto mercoled\u00ec 10 giugno 1981, quando il bambino di 6 anni precipit\u00f2 in un pozzo artesiano nelle campagna attorno alla casa estiva della sua famiglia. 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