{"id":2117,"date":"2017-12-11T15:40:08","date_gmt":"2017-12-11T14:40:08","guid":{"rendered":"https:\/\/cristianotassinari.com\/?p=2117"},"modified":"2017-12-11T15:41:25","modified_gmt":"2017-12-11T14:41:25","slug":"liberta-di-stampa-questa-sconosciuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristianotassinari.com\/?p=2117","title":{"rendered":"Libert\u00e0 di stampa, questa sconosciuta"},"content":{"rendered":"<p><strong>Gi\u00e0, libert\u00e0 di stampa. Noi magari la diamo per scontata &#8211; anche se l&#8217;Italia \u00e8 appena al 55.posto della classifica stilata da &#8220;Reporters sans frontieres&#8221; (era 77esima nel 2016) -, ma ci sono paesi che questa parola non la conoscono nemmeno.<\/strong> Cominciamo da uno dei paesi attualmente piu&#8217; pericolosi per i giornalisti: la Turchia. E iniziamo da una delle storie piu&#8217; conosciute e controverse, quella del giornalista ed editore turco Deniz Y\u00fccel, nato in Germania, e rinchiuso da quasi un anno in un carcere di massima sicurezza. In realt\u00e0 senza mai essere stato incriminato di nulla: per il presidente Erdogan, Y\u00fcucel \u00e8 una spia e un agente del PKK, il partito curdo dei lavoratori, eppure non \u00e8 mai stato formalmente denunciato. Eppure la sua liberazione appare lontana. Si \u00e8 dovuto mobilitare addirittura &#8220;Die Welt&#8221;, il quotidiano tedesco di cui Y\u00fccel \u00e8 corrispondente, per lanciare una massiccia campagna per la sua liberazione, raccogliendo oltre 200 firme tra artisti e intellettuali, tra i quali Wim Wenders, Bono Vox, Sting e Orhan Pamuk. Esiste anche un hastag #freedeniz per supportare questa petizione. Da qualche settimana il giornalista turco non \u00e8 piu&#8217; in isolamento: ora divide una cella con due detenuti, di cui uno &#8211; guarda caso &#8211; \u00e8 un altro giornalista, Oguz Usleur, del giornale turco &#8220;Haberturk&#8221;. E non \u00e8 un caso: nelle prigioni turche, attualmente, si trovano 135 giornalisti, molti dei quali in carcerazione preventiva, per un vago sospetto di &#8220;propaganda terroristica&#8221;.<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_ym19_1_1512998911367_8176\" dir=\"ltr\" data-setdir=\"false\">Oltre che sui giornalisti, l&#8217;ira del &#8220;Sultano&#8221; Erdogan dopo il fallito golpe del luglio 2016 si \u00e8 scatenata su tutti gli apparati dello stato, dalla pubblica amministrazione all&#8217;economia privata. I dati sono inquietanti (forniti da Luca Ozzano, ricercatore del dipartimento cultura, politica e societ\u00e0 dell&#8217;Universit\u00e0 di Torino e relativi al periodo luglio 2016-novembre 2017): 146.713 persone licenziate, 128.998 detenute, 61.247 in stato di arresto. 3000 scuole, universit\u00e0 e istituzioni educative chiuse (molte delle quali legate al predicatore Fetullah Gulen, ex alleato di Erdogan, ora, dagli Stati Uniti, il suo peggior nemico), 8.693 accademici licenziati, 4.463 giudici e procuratori licenziati, 187 media chiusi.<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_ym19_1_1512998911367_11598\" dir=\"ltr\" data-setdir=\"false\"><strong>Se la Turchia \u00e8 un caso che va ben oltre i limiti della decenza, in Polonia e in Ungheria le cose vanno meglio, ma non di troppo.<\/strong> Iniziamo dall&#8217;Ungheria, governata con cipiglio autoritario dal leader nazionalista Viktor Orban. Come ci spiega la ricercatrice Donatella Sasso, coordinatrice culturale presso l&#8217;istituto di studi storici &#8220;Gaetano Salvemini&#8221; di Torino e editorialista di EastJournal (www.eastjournal.net), l&#8217;Ungheria gi\u00e0 nel 2011 ha approvato una &#8220;Legge Bavaglio&#8221; che all&#8217;epoca prevedeva; la soppressione di tutte le agenzie che producono o diffondono informazione nelle radio o nelle televisioni. Di fatto rimaneva attiva solo l&#8217;Agenzia di stampa governativa, finanziata da entrate statali. E ancora: multe per chi scriveva articoli non equilibrati politicamente o informazioni contrarie agli interessi nazionalisti, la cui valutazione era affidata ad un Garante di nomina governativa. Inoltre, i giornalisti avevano l&#8217;obbligo di rivelare le loro fonti. E i telegiornali dovevano rispettare la soglia del 20% per la cronaca nera (per non diffondere troppe brutte notzie&#8230;) e la musica nelle radio doveva essere, per il 40%, ungherese. L&#8217;ondata nazionalistica era gi\u00e0 evidente. Da allora, la &#8220;Legge Bavaglio&#8221; \u00e8 stata un po&#8217; smussata nei suoi angoli piu&#8217; spigolosi, su forti pressioni dell&#8217;Unione Europea e con buona pace di Orban, che continua comunque a fare buon viso a cattivo gioco. Ad aprile 2017, peraltro, 70mila persone scesero in piazza a Budapest per protestare contro la decisione del primo ministro di chiudere l&#8217;Universit\u00e0 privata fondata da George Soros, il magnate ungherese ormai diventato un acerrimo nemico per Orban.<br \/>\n<strong>In Polonia, intanto, nel dicembre 2016 ci furono numerose manifestazioni di piazza a favore della libert\u00e0 di stampa e contro il decreto legge del governo<\/strong> che intendeva ridurre gli accrediti per i giornalisti che seguono abitualmente i lavori parlamentari. Solo due per testata, con il divieto tassativo di scattare foto e girare video dei lavori del Parlamento. Un sistema per impedire che venissero immortalate eventuali violazioni delle regole, come l&#8217;attivit\u00e0 dei cosiddetti &#8220;pianisti&#8221; (i deputati che votano anche per i colleghi assenti). Dopo uno scambio di frecciate tra il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e Jaroslav Kaczynski, leader del PiS, il partito di maggioranza, il decreto legge \u00e8 stato ritirato. Vedremo fino a quando. Intanto, ad inizio dicembre, a Varsavia \u00e8 cambiato il primo ministro: Mateusz Morawiecki ha rimpiazzato Beata Sdyzlo, giudicata troppo morbida, anche con i giornalisti.<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_ym19_1_1512998911367_6521\" dir=\"ltr\" data-setdir=\"false\"><strong>Per la cronaca, in testa alla classifica di &#8220;Reporters sans Frontieres&#8221; sulla liberta&#8217; di stampa c&#8217;\u00e8 la Norvegia, che dopo sei anni ha scalzato la Finlandia. La Germania \u00e8 al 16esimo posto, la Polonia al 54esimo, l&#8217;Ungheria al 71esimo, la Turchia al 155esimo posto su 180 paesi. Ultima in classifica, la Corea del Nord.<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\" data-setdir=\"false\"><a href=\"https:\/\/cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/polonia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2120\" src=\"https:\/\/cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/polonia.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/polonia.jpg 1000w, https:\/\/www.cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/polonia-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.cristianotassinari.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/polonia-768x461.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0, libert\u00e0 di stampa. 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