“Mi sa che bisogna che ci svegliamo”…

di Annalisa Signorile
Oggi va così…
E tempo di riflessioni, Fino a quando ci permetteranno di riflettere…
È incredibile !!!
Una restrizione oggi , una restrizione domani, una restrizione tra un giorno, un’altra tra 2 giorni, un’altra tra 3 e alla fine ci hanno annientato..
Ci hanno tolto la Pasqua, ci hanno tolto il Natale, ci tolgono il cenone dell’ultimo dell’anno, ci tolgono le risate con gli amici, ci tolgono le cene e le rimpatriate, ci tolgono le passeggiate in centro in compagnia, ci tolgono le visite tra parenti, ci tolgono la scuola in presenza…😫😫
l’unica cosa che non ci hanno tolto stavolta è l’andare a lavorare , produrre…
siamo diventati proprio degli asini da soma col paraocchi …
Ma vi rendete conto??? Ci hanno creato il virus per fare morire tanti di noi pecoroni, specialmente la parte più “improduttiva” (guarda caso di loro non è morto nessuno..) e hanno visto che sono riusciti veramente a fare quello che nessuno era mai riuscito a fare!
CREARE MILIARDI DI ESSERI VIVENTI ASSERVITI AI DIKTAT DI GENTE CHE HA DECISO PER TUTTI.
E che ci sta prendendo gusto, perché questi sciamannati hanno capito che l’indole dell’uomo e il riflesso condizionato di Pavlov stanno facendo tutto il resto.
L’ istinto di sopravvivenza che ci plasma e ci fa fare quello che serve per rimanere in vita al minimo ci sta annientando!
A questo punto la domanda è : vogliamo vivere solo come pecore o possiamo anche provare vivere da leoni ???a me andrebbe bene anche da cavallo …però vabbè ..
Non si tratta di negazionismo. Si tratta di buon senso!!!!!
Se in questa melma di dpcm ci fosse qualcosa di utile e ragionato non avrei appigli per contestare quello che si fa a Roma, ma vomitare boiate in prima serata…a reti unificate (sistema usato in precedenza solo per gli inutili messaggi dell’inutile presidente della Repubblica o per comunicazioni importanti).. come un “presidente” di quelle repubbliche dell’ex Unione sovietica o dell’America Latina che tappezzano col loro faccione tutti i palazzi della città.. no, è veramente troppo!
Ci sta riducendo come larve e poi nessuno osa dire nulla se invece lui se ne va a cena al ristorante con la sua bella in forma riservata… O scambia saluti e baci con la Gruber senza mascherina e distanziamento!!!
La misura è colma!

mi sa che qua bisogna che ci svegliamo… O sarà la fine dell’umanità”.

Il vero mercatino di Natale sarà in Rete

Intervista a David Parma, responsabile italiano di “Ipsos”, multinazionale che da 40 anni si occupa di analisi e ricerche di mercato.

Come è avvenuta la trasformazione dei consumi in Italia negli ultimi mesi? Effetto solo della quarantena o i sintomi c’erano già e sono stati acuiti dal periodo di crisi?

“Sicuramente il terreno era in fase di preparazione, non fosse per il fatto che l’Italia era, ed ancora è, in ritardo rispetto ai trend internazionali di sviluppo del canale eCommerce e, in termini ancora più attuali, dell’ecosistema Omnichannel.  Questo detto, il primo lockdown ha contribuito in maniera assolutamente sostanziale in l’Italia alla spinta del nuovo canale e alla conseguente trasformazione delle abitudini e modalità di consumo.  Non potremmo immaginare questa trasformazione, specialmente a questa velocità, senza l’esperienza lockdown.  In fin dei conti l’Italia si allineerà sui trend globali, ma è l’aspetto velocità con cui questo sta avvenendo che è caratteristico della situazione Covid”.

In base alla sua ricerca, come si spiega che l’Italia è cresciuta molto di più (+31%) di altri paesi, negli ultimi mesi? Come si spiega questa “fame” di shopping online?

“Due fattori: “arretratezza” dell’uso dei nuovi canali digitali in Italia rispetto a economie simili ma molto più evolute nell’ecosistema digitale/ Omnichannel; effetto Covid/ lockdown che ha imposto l’allineamento, che sarebbe avvenuto comunque, ma molto più lentamente, ad una velocità supersonica.  Non è tanto la “fame” di shopping online, quanto la “necessità” di farlo.  Quello che è interessante e che apre opportunità per le aziende è che, nel così fare, i consumatori entrano in un mondo esperienziale diverso, nuovo, che offre leve di marketing nuove (anche se non nuove in senso assoluto) e apre il capitolo “customer / user experience” in maniera molto significativa”.

David Parma, responsabile di “Ipsos Italia”.

Come se lo immagina il commercio tra 10 e 20 anni? L’acquisto online è irreversibile o, ad un certo punto, si tornerà ad avere voglia di un contatto umano e si tornerà nelle botteghe?

“Come detto sopra, il mondo volge ad un modello Omnichannel, che include parti digitali, parti fisiche, in maniera indipendente ma anche interattiva (innumerevoli gli esempi che potremmo citare da esperienze internazionali: online search con acquisto in negozio; search in negozio con ordine online (in negozio) e delivery @home, googling+screening fisico e acquisto digitale o fisico, ecc.).  Credo fortemente che l’aspetto umano resterà necessario, ma anche che subirà un’evoluzione, impareremo ad avere esperienze umane anche in modalità digitali, e questa è la sfida e l’opportunità per le aziende, come mantenere l’esperienza umana al centro dell’ecosistema Omnichannel ed evolverla”.

Ma il boom dell’e-commerce continuerebbe inesorabile anche in questo “secondo lockdown”?

“E’ certamente facile attendersi che le nuove abitudini di consumo instauratesi nel primo lockdown continueranno, e probabilmente si svilupperanno ulteriormente, nel secondo e in quelli a venire.  Vede, io penso che dobbiamo abituarci all’idea di una serie di misure “tipo-lockdown” che saranno prese in maniera sempre più precisa ma che continueranno a stimolare lo sviluppo del nuovo ecosistema Omnichannel”.

Se nel primo lockdown l’Italia è cresciuta nella vendita online del 31%, si può prevedere di quanto crescerà in questa seconda zona rossa, soprattutto in vista del Natale?

“Le festività sono generalmente un periodo in cui gli acquisti online si intensificano. L’anno scorso l’89% di chi ha fatto acquisti natalizi ha utilizzato tre o più canali,1 e il 62% degli acquirenti ha dichiarato di avere comprato online.1 Quest’anno ci aspettiamo un aumento molto significativo di queste cifre, e quindi un boost ulteriore alla crescita del canale eCommerce dato l’aumento fortissimo di vendite online durante il primo lockdown”.

Come lo vede commercialmente questo “strano Natale” 2020?

“Sarà certamente uno “strano Natale”, anche se cercheremo di sentirci “normali” e ritrovare le tradizioni e gli affetti per quanto possibile seppure nella nuova modalità “Omnichannel”.  A dimostrazione di questo, il 49% degli acquirenti che prevedono di fare acquisti natalizi ha dichiarato che sceglierà i negozi che offrono la possibilità di acquisto senza contatto,2 e il 38% di tali acquirenti ha affermato che utilizzerà le opzioni di acquisto online e di ritiro in negozio o all’esterno.  Dalla nostra ricerca è emerso che il 70% degli acquirenti italiani ha dichiarato che intende pianificare gli acquisti in anticipo per evitare gli affollamenti; di questi, il 78% accorperà gli acquisti per ridurre gli spostamenti rispetto agli anni precedenti.  Dunque l’attesa è che l’ecosistema Omnichannel entri appieno nelle nostre vite, si consolidi, sulla scia di quanto sperimentato nella prima parte dell’anno.  Nel fare questo, ci aspettiamo anche che l’aspetto esperienziale degli acquisti digitali / omnichannnel giochi un ruolo differenziante e competitivo per i retailer e le marche, soprattutto visto il periodo festivo che sarà, forse ancora più del solito, all’insegna della riscoperta dei valori umani e familliari”.

1 Google/Ipsos, Italia, sondaggio online “Holiday Shopping Study”, novembre 2019-gennaio 2020.

2 Studio Ipsos sull’emergenza COVID-19 per conto di Google, Italia, giugno 2020.

Il numero 10 che era un numero 1: ciao, Diego!

Posso dire di essere stato fortunato: ho visto giocare Maradona dal vivo due volte.
La prima, nell’estate del 1986, in Coppa Italia, poche settimane dopo il trionfo al Mondiale messicano. Spal-Napoli, a Ferrara.
Stadio stracolmo per vedere el Pibe de Oro. Io sono in curva, ho 16 anni. Sono vicino alla bandierina e vedo parecchie volte Maradona a pochi centimetri da me, mette batte diversi calci d’angolo. Un’emozione! Il più grande è proprio lì davanti a me!
La seconda volta fu a Bologna, forse nell’88, in un mercoledi di Coppa Italia di ottobre.
Maradona entrò solo nel secondo tempo, ma lo vidi da molto lontano, perchè la curva dello stadio di Bologna ha la pista e i giocatori sembrano delle miniature.
Comunque sia, posso dire: io c’ero!
Io l’ho visto!

Ora riporto l’articolo di Darwin Pastorin, amico personale di Maradona, pubblicato sull’Huffington Post del 25 novembre 2020.

“Dimmi che non è vero, Dieguito. Che è un’altra tua trovata, per farti beffa del mondo. Dimmi che stai ridendo, ballando, palleggiando un’arancia. Dimmi che stai danzando, ebbro e felice, tra i tuoi sogni e le tue nostalgie.

No, è una maledetta illusione: non ci sei più. Ti ha fermato un avversario terribile, un arresto cardiocircolatorio. A 60 anni compiuti da poco, dopo un’operazione alla testa: tu che ti fai fotografare, dopo l’intervento, sorridente, “anche questa è andata“. Con quel tuo sorriso a girasole, da scugnizzo di Lanús, lo stesso che avevi da ragazzino, quando già stupivi l’universo del fútbol con i tuoi gol, i tuoi dribbling, le tue prodezze. Non è retorica: in tanti ci sentiamo, ora, più soli. Perché hai rappresentato, per noi amanti della bellezza del calcio, la perla più preziosa, il giocatore capace di tutte le meraviglie del possibile e dell’impossibile: pensa, c’è chi assicura di averti visto palleggiare con una goccia d’acqua in un pomeriggio di tempesta al campo di allenamento di Soccavo. Hai conquistato un mondiale, quello di Messico ’86, scrivendo, contro l’Inghilterra, i racconti più abbaglianti del football: prima la mano de Dios, il colpo proibito per vendicare le Malvinas, poi la rete più bella e travolgente di tutti i tempi, con i calciatori inglesi saltati come birilli, storditi, smarriti e increduli. Sei passato dal Barcellona, prima di arrivare, nel luglio del 1984, al Napoli. Tu e una città: una storia di amore e di passione, di giorni da incorniciare, di scudetti memorabili e di notti, talvolta, da dimenticare. C’ero anch’io, inviato di “Tuttosport”, sull’aereo che ti portava dalla Spagna in Italia, nella tua nuova realtà, ventiquattrenne felice di vivere quella nuova avventura, in un luogo che ti ricordava, per i suoi colori e per il suo calore, l’Argentina del cuore. Pochi giorni dopo, ti intervistai per il mio giornale. “Come farai a superare la nostalgia per Buenos Aires?”, “Mi basterà spalancare la finestra e guardare il mare di Napoli”.
Ti sei perduto nei labirinti della droga, per uscirne fuori: a fatica, ma ci sei riuscito. Hai fatto tanto per gli altri, chiedendo il silenzio “perché il bene si fa senza pubblicità”. Hai attaccato il Potere del pallone, hai sfidato i prepotenti della politica, hai scelto di stare a sinistra, “da buon soldato dell’America Latina”. eri il simbolo del riscatto di ogni Sud. Eri sempre tu: vero fino all’assurdo, mai una maschera, lo sguardo fiero, la testa alta. Ti hanno messo in croce mille volte, ma non ha mai ceduto: eri “el Diego”, il più grande di tutti, sempre e per sempre.
Sei stato il mio Borges della pelota. Ho avuto la fortuna di conoscerti bene durante le stagioni napoletane e poi al Siviglia. Aveva addosso una voglia immensa di vita, voleva catturare ogni attimo, ogni secondo, ogni sospiro. I tuoi compagni ti ricordano, tutti, con affetto e commozione: hanno vinto grazie, soprattutto, a te. Eri un trascinatore, un esempio. Il pallone era il tuo sangue, la tua anima: dopo la gloria del prato verde, hai cominciato ad allenare. Perché non potevi stare lontano dal profumo dell’erba, dall’odore dello spogliatoio, dall’urlo della folla. Ogni volta che ti affacciavi sul campo, ecco partire il delirio: “Diego, Diegooo!”.
Sono tanti i ricordi, ed è già struggente il rimpianto. Osvaldo Soriano che ti aveva conosciuto al mondiale italiano del ’90 e che avrebbe voluto scrivere un romanzo con te protagonista. La tua amicizia con Gianni Minà. Il tuo parlare di Napoli sempre con dolcezza, con commozione. Le tue reti da centrocampo, da terra, quella punizione magica alla Juventus, il tuo sinistro che era musica, poema epico. Ti pensavamo eterno, questo il nostro peccato. Il nostro segno di profondo affetto. Ciao Dieguito, ci saranno ora le nuvole a farti compagnia. Non avrai più dolori. Sei, adesso, nel mito, nella leggenda”.

Tra un quarto di secolo…

…pensierino della sera: 25 anni fa avevo 25 anni. Tra 25 anni ne avrò 75 (se ci arrivo).
Porca puttanaaaaaaa!
Non c’e più tempo da perdere. Ci sono tante cose da fare fare fare fare fare fare fare fare……………
Tra 25 anni Santiago ne avrà 27 e mezzo….

“Covid-19: The Great Reset”

E NOI PENSAVAMO FOSSE SOLO UN VIRUS – Nel suo libro “Covid-19: The Great Reset”, il presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab afferma che il mondo “non tornerà mai” alla normalità, nonostante abbia ammesso che il coronavirus “non rappresenta una nuova minaccia esistenziale”.
Schwab è convinto della necessità che il COVID venga sfruttato per spingere per un nuovo ordine mondiale, affermando: “Ora è il momento storico del tempo non solo per combattere il … virus, ma per modellare il sistema … per l’era post-corona…. Molti di noi si stanno chiedendo quando le cose torneranno alla normalità – scrive Schwab – La risposta è breve: mai. Nulla tornerà mai al senso di normalità ‘rotto’ che prevaleva prima della crisi perché la pandemia di coronavirus segna un punto di svolta fondamentale nella nostra traiettoria globale “. Avete letto? Non si tornerà più indietro. Salario minimo, spostamenti limitati, proprietà privata annullata, biovaluta, lockdown come sistema di governo. E noi pensiamo sia solo il virus.

“A Mandrà….te possino…”: Gigi Proietti ricordato da Enrico Montesano

di Ilaria Floris (Adnkronos)
“A Mandrà… ma proprio er giorno der compleanno tuo. Ma non potevi aspettare qualche giorno… ci hai preso in contropiede, te possino”. E’ un Enrico Montesano visibilmente emozionato quello che, raggiunto telefonicamente dall’Adnkronos, sceglie le parole dell’indimenticabile ‘Er Pomata‘ per commentare la notizia della scomparsa di Gigi Proietti. “Non mi vergogno a dirlo -dice Montesano senza retorica- sono cristiano, e stamattina presto ho detto una preghiera, un requiem aeternam per Gigi”.

La notizia lo ha raggiunto all’alba, da parte di un conoscente: proprio ieri sera l’attore aveva guardato con la famiglia, per l’ennesima volta, ‘Febbre da Cavallo’, trasmesso in occasione degli 80 anni che Proietti avrebbe compiuto proprio oggi. “Ho rivisto ‘Febbre da Cavallo’, in casa, con i miei figli, proprio loro hanno voluto rivederlo -racconta l’attore- Un film che ha fatto ridere ancora una volta tutta Italia. Abbiamo potuto ammirare ancora una volta la bravura di Gigi, la sua straordinaria tecnica. Lui riusciva a fare quelle cose pazzesche, quegli scioglilingua, le sue gag, che sono famose e vengono ancora trasmesse da tutti i siti, ci sono appassionati e fan da decenni”.

“Io sono sempre stato un grande ammiratore delle straordinarie capacità tecniche di Gigi. Un timbro di voce bellissimo, non a caso ha iniziato come musicista cantante”, aggiunge l’attore. Le emozioni di Montesano sono tante, si affollano i ricordi di spaccati di vita, di molte esperienze insieme -a partire proprio da ‘Febbre da Cavallo’ e del suo sequel, ‘La Mandrakata’- ma soprattutto di un mondo condiviso, quello del cinema e del teatro di una volta, di quella romanità che si va perdendo sempre più. “Un altro grandissimo pezzo della romanità se ne va con Gigi -afferma Montesano- come quando è morto Albertone, o Vittorio Gassmann, o Mastroianni…sono tutti pezzi di Roma che se ne vanno. Un mondo che non c’è più purtroppo”.

E pensando al set di ‘Febbre da Cavallo’, Montesano sorride – a tratti ride- ancora come se fosse stato ieri. “Allora i film erano pensati -dice- noi siamo i nipotini della commedia dell’arte, Steno era un grande sceneggiatore e ‘Febbre da Cavallo’ è un film suo. Pensando al film, ancora mi viene da ridere pensando ad alcune gag, ai personaggi….ci siamo divertiti”.

Poi un pensiero alla ‘rivalità’ Montesano – Proietti, su cui molto si è detto e che, anche ultimamente, dal covid alle mascherine, sembra tratteggiare il ritratto di due ‘contendenti’. Montesano ci tiene a chiarire: “E’ chiaro che fra primi attori un minimo di gara c’è sempre -spiega- ma è sana, finalizzata a far ridere il pubblico, ognuno a trovare le cose più divertenti. Quando ci sono due primi attori in scena è normale. Fra noi c’è sempre stato un grandissimo rispetto reciproco. E, da parte mia, una grande, grandissima stima per lui. Era davvero un grandissimo attore”.

Il Covid ringrazia (a modo suo)

di Gian Stefano Spoto (L’Opinione)

Carissimi,

quando sono arrivato pensavo di provocare danni, ma non sarei riuscito a realizzare neppure una piccola parte di quello che ho combinato senza il vostro preziosissimo aiuto.
Lo so, le guerre sono la pacchia degli sciacalli, i quali ne approfittano per arricchirsi, per combattere i nemici privati e non quelli della patria. Ma, almeno, in guerra c’è qualcuno che combatte contro il nemico vero, e poi viene celebrato, osannato e infine messo da parte.
Voi, no : una lotta tutti contro tutti, talvolta nemmeno per guadagnarci, solo per il gusto di offendere, distruggere, gettare discredito, e non solo sugli avversari, su chiunque.
Stati arroganti non hanno sopportato che io li colpissi più di quanto non abbia fatto con i Paesi più poveri e mi hanno sfidato ignorandomi . Io li ho puniti e loro hanno trovato il modo di mitizzare i propri interventi tardivi.
Non vi siete resi conto che il nemico sono io, e vi siete alleati con me senza accorgervene. Come foglia di fico avete celebrato frettolosamente medici e infermieri e vi siete cibati di foto-simbolo, punte dell’iceberg in un mondo in cui si leggono solo i titoli. Poi, di nuovo, zuffa a tempo pieno.
La vostra avidità ha fatto sì che persino le mascherine fossero oggetto di speculazione e non di difesa, che le misure di sicurezza fossero buone o cattive se proposte da finti amici o da veri nemici.
Ma i miei migliori alleati non siete voi, sciocchi portabandiera di politicanti che ridono dei loro sostenitori: sono gli scienziati, i quali non hanno consigliato la politica, ma da essa sono stati risucchiati e si sono tinti di un colore.
Così gli uni hanno previsto che avrei ucciso tutti, gli altri hanno negato la mia esistenza. Ma sono scienziati , e a loro bisogna credere, anche se si contraddicono diametralmente.
E poi devo tanto a voi, menti eccelse formato social, che sentenziate su di me come avete fatto sul reattore di Fukushima, sui terremoti come sui rigori contro la vostra squadra. Voi che non vi curate del vostro quartiere, ma prevedete con dovizia di particolari i complotti che stravolgeranno gli equilibri mondiali senza avere letto una riga di nulla. E vi cibate di like sparati svogliatamente da quelli che, come voi, scrivono, ma non leggono, e poi si lamentano senza sapere di che cosa.
Ringrazio voi che avete creato governi truffaldini e ora vi meravigliate del fatto che non vi tutelino. Voi che, contro di me, chiudereste tutti i settori eccetto il vostro.
Voi che non siete andati al cinema e a teatro negli ultimi dieci anni, urlate “cultura” a ogni piè sospinto e non avete mai letto un libro, ma ora gridate contro le chiusure temporanee. Voi che avete denunciato guadagni da barboni e ora chiedete rimborsi da nababbi. Voi che guardate lo sport solo in pay-tv e vi lamentate per non poter sentire l’odore del tifo nello stadio.
So bene che in ogni guerra il nemico trova diligenti alleati nei Paesi conquistati: però, vi prego, abbassate lo zelo con cui mi state aiutando, smettete di spingere, siete troppi.
Sono costretto a chiudere le iscrizioni, non ho più posto.
Ma vi ringrazio per l’aiuto che mi offrite. Imbecilli.
il vostro virus.

 

Sean Connery: l’agente segreto che ha vissuto un migliaio di volte….

di Eduardo Ferrarese (cinema.everyeye.it)

È sempre difficile in questi casi tenere a freno le emozioni. Ci si chiede quale sia il modo migliore per ricordare un’icona, o se davvero ne esista uno. Perché Sean Connery ha incarnato un modello assoluto di attore, quello che ha azzannato per anni grande schermo e palcoscenico con uno charme e una classe totali: divorava i ruoli senza mai sporcarsi la camicia. E allora come si può ripercorrere una carriera che lo ha trasformato in qualcosa di “oltre”, un Sir della settima arte dentro e fuori lo schermo, che veleggiava fra teatro, televisione e ovviamente cinema, con i capelli sempre in ordine.
Bisogna farlo tramite le emozioni, quelle che ci permettono di sentirlo vibrare sui nostri occhi ogni volta che si accende una sigaretta con il completo da James Bond, o che impartisce lezioni di vita a uno scapestrato Indy. Dopotutto, non è così che si diventa immortali?

Esiste un’immagine più iconica di Sean Connery con la sigaretta in bocca in Agente 007 – Licenza di uccidere? Una manciata di secondi che hanno traslato la carta di Ian Fleming nell’immaginario collettivo mondiale.
Un sorriso, quel “James Bond” pronunciato con gigiona sicumera e la sigaretta leggermente a penzoloni. E in quell’esatto istante, prima di scatenare la sua valanga sul mondo, Sean Connery diventava già immortale, forse senza neanche saperlo.
Qui sta tutta l’importanza che il lavoro dell’attore scozzese ha significato per almeno un paio di generazioni: unire cinema e letteratura, intrattenimento e cinefilia, arte e guadagno.
Il James Bond di Sean Connery è una quintessenza della pellicola, capace di arrivare a qualsiasi tipo di pubblico, conquistando le folle negli anni ’60 e riuscendo a mantenere inalterato il suo fascino ancora oggi.
Come se fosse un passaggio di testimone generazionale nelle domeniche pomeriggio estive, quando la sua Spia spuntava in tv, un genitore cresciuto a pane e cascate di diamanti probabilmente era lì a far appassionare il proprio pargolo al mondo british, spiegandogli perché quello era davvero James Bond. E lo sarebbe stato per sempre.

Poi, improvvisamente, si affastellano decine di altri ricordi. Arriva subito il Prof. Henry Jones Sr., il padre di Indy, quello a cui tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo guardato. E resta lì, vestito di tutto punto, naturale emanazione del suo corpo, cappello, occhialini e barba a farlo già all’epoca uno straordinario gentleman.
Sean Connery riusciva a essere imprescindibile in qualsiasi situazione, perfetto Riccardo Cuor di Leone che suggella matrimoni o poliziotto incorruttibile che demolisce criminali intoccabili.
Il passaggio da icona pop a mentore è stato quasi naturale, attraverso uno dei ruoli che lo ha cristallizzato nel cult: il Ramirez di Highlander – L’ultimo immortale. Un Sir dandy e scapestrato, capace però di rappresentare una sorta di Obi-Wan per chi voleva davvero vivere in eterno cantando i Queen, cercando di non perdere la testa.
E sui nostri occhi resta fisso quel sorriso, che Sean Connery donava a ogni suo personaggio, come se riuscisse a cambiare pelle con estrema bravura senza mai perdere la sua identità. In ogni ruolo quello era Sean Connery, anche se lui ti faceva credere di non esserlo mai.
E poco importa che abbia chiuso la sua carriera con un film meno leggendario di quanto ci si aspettasse: dentro di noi i tamburi dell’Africa vibreranno sempre, e Sean Connery non vivrà solo due volte. Almeno un migliaio in più.