Ciao, Massimo!

Ho appreso con molta tristezza la notizia della scomparsa di Massimo Sottosanti.
Ci siamo conosciuti sette anni fa, partecipando alle trasmissioni sulla Juventus, in onda al giovedì sera su Rete7, con la conduzione di Marco Venditti. Una persona gradevole, di grande cultura e classe, un uomo di mondo e un manager di successo, che aveva lavorato a lungo in Venezuela.
Alle trasmissioni juventine veniva per divertirsi, mai eccessivo, sempre garbato, anche nelle sue puntuali stoccatine. E con un amico importante: Luciano Moggi, che accompagnava spesso e volentieri in altre trasmissioni.
Anche fuori dalla tv, tra di noi, si era stabilita un buona sintomia, a tal punto da avere mille progetti da realizzare. Insieme, nel lugli0 2016, abbiamo fatto anche un viaggio avventuroso a Lione, per incontrare il comune amico Alberto De Filippis e discutere da vicino, in quel giorno che faceva un caldo boia, i nostri progetti. Progetti che poi non siamo riusciti a realizzare, come capita spesso nella vita. Ma la stima e l’affetto non erano cambiati.
Era un po’ che non ci sentivamo, era un po’ che non lo vedevo. Non sapevo stesse male. Mi conforta solo il fatto che abbia passato i suoi ultimi mesi in compagnia della moglie e delle persone care, con un pensiero – perchè no? – anche alla “sua” Vecchia Signora.

Ciao, Massimo!
Rip.

Tutti all’asilo! Anzi, no: c’è un positivo!

Da genitore, mi sfogo: dico che il protocollo-Covid per le scuole (anche per l’asilo che frequenta mio figlio Santiago, mesi 44 di vita) è ridicolo.
Basta un bambino positivo al Covid e scatta, immediata, la chiusura della scuola materna, la quarantena per i bimbi e la necessità di fare il tampone per tutti i bambini presenti il giorno in cui, la bambina (in questo caso, Camilla!) risultata positiva, ha frequentata l’asilo.
Era già successo il 26 novembre, è successo di nuovo il 19 gennaio.
Dopo tre giorni dalla ripresa dell’asilo, almeno per mio figlio.
Lo avevamo tenuto a casa tutto dicembre proprio per questo: per non avere rogne – tipo quarantena per tutta la famiglia – in caso di positività di qualcuno dei suoi compagni d’asilo o di lui stesso.
Poi, tre giorni appena d’asilo e…zac: di nuovo tutti a casa!
Santiago farà il tampone, ma stavolta la sua avventura nel primo anno di asilo finisce qui. Inutile mandarlo a scuola di nuovo con il rischio di dover stare a casa ogni tre giorni.
Meglio restare a casa fin da subito.

Non si può continuare così, con tutto chiuso e tutto bloccato per un solo caso di positività.
Tanto vale chiudere tutto completamente e aprire scuole e asili solo in maggio-giugno, quando i casi di Covid – grazie al caldo – saranno praticamente a zero.
Ma tutto questo “casino” fa passare la voglia di andare a scuola.
Forse ai bambini no. Ma ai genitori sicuramente sì.

Figuraccia di tutti!

Da qualche giorno è finalmente terminata la telenovela-Djokovic.
Per undici giorni (!), il tennista serbo numero 1 al mondo e il governo dell’Australia (e prima dello stato di Victoria, dove si trova Melbourne) hanno conquistato le prime pagine di tutti i giornali del mondo e l’apertura di tutti i telegiornali del mondo.
La “battaglia” di “Novax” Djokovic per entrare in Australia anche se non vaccinato e la “lotta” dell’Australia per difendere – come ha detto il premier Scott Morrison – gli sforzi dei suoi cittadini contro la pandemia.

Chi l’ha spuntata?
Alla fine, il governo australiano.
Espulso Djokovic, dopo il “no” al suo secondo ricorso contro l’annullamento del visto d’ingresso.

In realtà, hanno perso tutti.
Intanto, un tiramolla senza fine.
Da una parte, un tennista miliardario che pensa di poter fare il bello e il cattivo tempo: entrare in Australia senza vaccino, con un tampone prima positivo e poi negativo (manomesso?), con un errore di compilazione del modulo (il suo agente ha scritto che Djokovic non era stato da nessuna parte prima di andare in Australia e, invece, era stato in Spagna e in Serbia), con l’ammissione (tardiva) di colpa per aver concesso un’intervista a “L’Equipe” il giorno dopo aver saputo di essere positivo, la confusione sulle date del test effettuato a metà dicembre, le fotografie scattate a Belgrado quando era positivo… Insomma: un casino! Djokovic indifendibile!
Se non per il suo desiderio, legittimo, di non farsi vaccinare.

Dall’altra parte, l’Australia.
Un balletto ridicolo: prima lo stato di Victoria e gli organizzatori degli Australian Open dicono sì, poi il primo ministro del Victoria cambia idea, poi la Border Force ferma Djokovic in aeroporto e lo “rinchiude” in un hotel per “rifugiati” senza documenti, poi un tribunale accoglie il ricorso, poi interviene il primo ministro australiano, poi viene nuovamente respinto il visto, poi – alla fine – un tribunale decide che, stavolta, per Djokovic è davvero finita e deve tornare a casa.

Undici giorni.
Per scoperchiare le mille magagne dell’Australia, il presunto Belpaese delle opportunità, dei canguri e dei koala, del suo progetto di Covid-Zero (centinaia di giorni di lockdown con dati-Covid bassissimi…) e della sua strana “accoglienza” (nell’hotel dei “rifugiati”, si è scoperto, c’è persino un ragazzo “detenuto” da nove anni in attesa di documenti)…

Una figuraccia (planetaria) per tutti.

Torna a casa, Djoko!

Carletto, il “Principe Pittore”

A Londra ha aperto al pubblico una mostra di acquerelli molto particolare. Le opere sono state dipinte dal Principe Carlo d’Inghilterra. 79 dipinti selezionati dal figlio della Regina Elisabetta e in esposizione fino al 14 febbraio alla Garrison Chapel. Sotto i riflettori, la visione di Carlo delle Montagne scozzesi innevate, della campagna del Galles o della natura provenzale. I suoi soggetti preferiti sono infatti laghi, monti, il verde della natura e i castelli.
La passione per la pittura – che lo ha “contagiato” già da giovane – ha fruttato al Principe Carlo sei milioni di sterline: lui però – ovviamente – dipinge per passione e non per necessità… Le sue opere sono fra le più pagate del Regno Unito.
Dal 1997 a oggi, riporta il quotidiano “Daily Telegraph”, le vendite delle litografie tratte dai suoi acquarelli (circa 2.500 sterline l’una), gli hanno reso circa sei milioni di sterline, che il Principe del Galles ha prontamente donato in beneficenza.
Sul proprio sito Internet, nella sezione dedicata alla pittura, Carlo si autodefinisce “artista dilettante appassionato e un collezionista e mecenate”.

Un ricordo personale di David Sassoli

Solo ieri la notizia del suo ricovero in ospedale.
Oggi la notizia della morte di David Sassoli, giornalista e presidente del Parlamento europeo.
Aveva 65 anni.
Era ricoverato al centro oncologico di Aviano (Pordenone).
Rip.
Un ricordo personale, seppur offuscato dal tempo, mi riporta a metà degli anni Novanta. Un pomeriggio, nella redazione di TeleModena, nella quale lavoravo all’epoca, si presentò il giovane inviato David Sassoli, già famoso perchè lavorava al Tg1 e spesso ne conduceva l’edizione delle 13.30.
Aveva fatto un servizio sulle prostitute alla Bruciata (un tempo, mitico luogo di…piacere modenese), località appena fuori Modena, dove si erano verificati dei casi di cronaca nera, prostitute picchiate e derubate, forse persino una ammazzata, se non ricordo male. Per montare e inviare il servizio, Sassoli si appoggiò quindi ad una tv locale, come capitava di fare spesso a quei tempi, anche a chi lavorava in Rai.
Ricordo bene che, durante il montaggio – noi tutti eravamo “emozionati” dall’avere un cotanto celebre collega così vicino… – Sassoli disse più volte al montatore: “Non mettere immagini delle prostitute! Non è il caso di farle vedere ai nostri telespettatori del Tg1”.
Il montatore, piuttosto sbalordito, eseguì comunque senza fiatare e ne uscì un servizio “politicamente corretto” (come si direbbe oggi): un servizio sulle prostitute…senza fare vedere nessuna prostituta, ma solo il buio della notte, il cartello “Bruciata” e le file dei camion in attesa del…momento di svago.
“Servizio perfetto per il Tg1!”, esclamò a fine montaggio Sassoli. “Sapete, lo guardano famiglie e bambini…”.
Era bravo, non si dava delle arie, sembrava persino timido.
E aveva capito come fare giornalismo (di stato) senza turbare le (delicate) coscienze altrui.

La serie A “fantasma”

La Serie A “fantasma”.

Nessuna partita ufficialmente rinviata dalla Lega Calcio, ma quattro squadre hanno dovuto dare forfait a causa dei numerosi casi di Covid all’interno del loro gruppo di calciatori.

Altre partite (Milan-Roma e Juventus-Napoli), viceversa, si giocano, pur con molte assenze di giocatori positivi.

Il caso più surreale è quello dell’Inter: ritiro il giorno prima e rifinitura al mattino, poi i nerazzurri sono arrivati regolarmente allo stadio “Renato Dall’Ara” di Bologna, l’allenatore Simone Inzaghi ha preparato la distinta con la formazione, i giocatori si sono riscaldati in campo, partitella…
Ma la partita non si è giocata per…mancanza di avversari.
Il Bologna, infatti, è stato colpito da otto casi di Covid-19, e le autorità sanitarie locali hanno vietato ai suoi giocatori di “partecipare a eventi sportivi ufficiali per almeno cinque giorni”.
Dopo aver atteso i canonici 45 minuti, l’arbitro Ayroldi di Molfetta ha comunicato il rinvio della partita.
Per i giocatori dell’Inter, doccia, e poi tutti sul treno di ritorno per Milano.
Sono mancate solo le interviste, ovviamente…

Surreale e grottesco.

Anche altri tre club – Torino, Udinese e Salernitana – sono stati bloccati dalle ASL e i loro avversari (Atalanta, Fiorentina e Venezia) li hanno aspettati invano allo stadio.

Tanto valeva rinviare direttamente le partite, no?
O addirittura l’intera giornata, perché no?

La Lega Calcio, invece, in linea con la sua politica della scorsa stagione, ha rifiutato di ufficializzare qualsiasi rinvio e ha mantenuto il normale (sic!) programma della 20esima giornata di Serie A.

Secondo la Lega Calcio, che ha varato il nuovo protocollo, “con almeno 13 giocatori disponibili si può giocare”.

Spetterà alla giustizia sportiva decidere se assegnare la sconfitta a tavolino alle squadre che non si sono presentate alle stadio o riprogrammare in seguito le partite non disputate oggi.

Questa bizzarra situazione di “partite fantasma”, peraltro, potrebbe verificarsi di nuovo domenica prossima, poiché le misure applicate a Bologna, Torino e Udinese saranno ancora in vigore.

Questo è il motivo per cui le parti interessate del calcio italiano debbono assolutamente chiarire le regole.

Piuttosto esauriente, in materia, la dichiarazione di Beppe Marotta, Amministratore Delegato dell’Inter:
“Stiamo assistendo a una situazione confusa. Le ASL decidono autonomamente e in maniera spesso diversa e contraddittoria: vediamo, ad esempio, che il Verona va a La Spezia con undici giocatori positivi e altre squadre sono bloccate con meno casi positivi. Serve una linea comune! La competenza delle ASL va limitata!”

Lo stadio desolatamente vuoto di Bologna.
(Massimo Paolone/LaPresse via AP)

 

Alle dure parole di Marotta ha replicato Carlo Picco, Direttore dell’ASL Città di Torino:
“Le nostre competenze riguardano tutti i cittadini, e i calciatori, di fatto, sono cittadini come tutti gli altri. Se poi le regole dovessero cambiare, allora ne riparleremo, ma al momento le norme valgono per tutti allo stesso modo”.

“Lei non sa chi sono io (grande campione non vaccinato)!”

Ho stima per Nole Djokovic, un grande del tennis (una spanna sotto Federer, ovviamente), decisamente No Vax (essere miliardario aiuta….), ma poi ci fa una figura di merda, accettando di partecipare agli Australian Open con una “esenzione medica” dal vaccino che più farlocca di cosi non si può. Se ci credeva veramente, stava a casa, rinunciando ai soldi!
E invece…
E cosi si attirerà le ire di tutti quelli che, non essendo famosi, non possono avere l’esenzione.
Faceva il paladino contro la discriminazione e poi diventa come quelli che urlano “Lei non sa chi sono io!”, accettando le solite scappatoie.
Figuraza!!! (Anche degli organizzatori, ovviamente!)
P.s. Poi la storia è continuata….e ve la racconterò (quando sarà finita!)