DUE COMMEDIE, DUE LOCANDINE…QUALE SCEGLIAMO???

La nostra nuova commedia “80 VOGLIA DI UNA BADANTE E…SPOSO LA CAUSA” è in scena per la sua prima sabato 27 gennaio 2018 al Teatro Cardinal Massaia di Torino…

Poiché si tratta di uno spettacolo un po’ particolare – due commedie al prezzo di una – anche le locandine sono due…quale preferite??? Intanto ve le facciamo vedere entrambe…a voi l’ardua sentenza!!!

“Volevo essere Hugh Hefner”

ARTICOLO DI GIORGIO LEVI, DAL SUO BLOG “IL TIMES” (www.giorgiolevi.com)

“E’ morto Hugh Hefner. Il fondatore ed editore di Playboy e l’inventore delle conigliette. Aveva 91 anni.

Ho visto il mio primo numero di Playboy quando avevo 7 anni. Nella palestra della scuola elementare Giosuè Carducci. Aveva portato una copia della rivista più proibita al mondo un mio compagno che aveva il papà console degli Stati Uniti a Torino. “Ho da farvi vedere una cosa speciale”. Teneva il giornale nella cartellina azzurra dei disegni. Siamo scesi in palestra e lì abbiamo visto. Bocche aperte e occhi sgranati. Donne nude fotografate non c’erano, ma i disegni di Alberto Vargas erano quanto di più fantascientifico potessimo immaginare. Vargas tratteggiava a matita e con un realismo assoluto donne con piccoli culi tondeggianti e grandi tette. Il nostro compagno sfogliava la rivista e ogni pagina era una sorpresa. Mai prima di allora avevo visto una donna nuda.

I disegni di Vargas mi aprirono un mondo. Per molti anni fui convinto che tutte le donne, sotto i loro vestiti, erano così. Mi veniva qualche dubbio al mare. A parte mamma (che ovviamente era fuori discussione come fosse una persona asessuata) le sue amiche o le donne che osservavo in spiaggia non mi sembravano come quelle di Vargas. Voglio dire, indossavano bikini con slip alti come un palazzo di sei piani, possibile che senza quei due pezzi di stoffa fossero come quelle biondine di Playboy?

L’attrice Agostina Belli

La copertina che qui risproduco invece si riferisce al numero 1 dell’anno 1 di Playboy, edizione italiana, 1° novembre 1972, Rizzoli Editore. Direttore: Oreste Del Buono. In redazione c’erano anche Lanfranco Vaccari e Rosanna Armani, che avrei conosciuto molti anni più tardi. Questo Playboy l’avevano regalato a papà ad una riunione a Milano in Mondadori. Era arrivato a casa e l’aveva posato sulla mia scrivania: “Guarda che cosa ti porto!”. Gasp. La palymate italiana era l’attrice Agostina Belli, la Rosalia di Mimì Metallurgico. Ma chi andava ad immaginare una tale meraviglia?

Le fanciulle del Golden West

Ho conservato questo Playboy per 45 anni. Mi hanno detto che è una rarità, perché Rizzoli lo considerava un test e ne aveva tirate poche copie. E’ abbastanza ben conservato, l’ho consumato molto. Per nessun prezzo al mondo lo venderei. Beh, non è esatto. Ad Agostina Belli sì”.

Ricomincio da me

Da un paio di settimane, ho ripreso a lavorare per Euronews, il canale satellitare all-news multilingue (anche in italiano), con la sede a Lione. Confesso di essere entrato in punta di piedi nella nuova faraonica e vistosa sede di Euronews (il cosiddetto “Cubo Verde”), un lunedi mattina di metà settembre, esattamente 13 anni e mezzo dopo l’ultima volta che avevo varcato i cancelli di quella che era la vecchia sede, che all’epoca si trovava a Ecully, nella periferia lionese. Potete, quindi, immaginare la mia emozione nel “tornare a casa” dopo così tanto tempo. Ammetto poi di essere stato piacevolmente sorpreso di aver rivisto “vecchi” colleghi della mia prima avventura francese (accoglienza assai calorosa!) e di aver incontrato “nuovi” e giovani colleghi che mi conoscevano…di fama. Non voglio nemmeno sapere quale sia la fama che mi precede!!!
Ad Euronews, canale sobrio, equilibrato e di qualità, sono sempre stato molto legato, anche quando le cose non sono andate bene. A Lione, bellissima città dai due fiumi, ci ho vissuto, due anni molto belli, anche dal punto di vista personale e non solo professionale. Ora – ringraziando, come direbbe un collega, il ministro Poletti che ci costringe ad emigrare – ci riprovo, sperando di guadagnarmi, con lavoro e umiltà, una seconda occasione. Farò di tutto per meritarmela.
E, intanto, seguiteci sul satellite e in streaming dal computer e dal cellulare sul sito www.euronews.com.
Capito?

TUTTO COMINCIO’ COSI’, PER IL COMMISSARIO WALLANDER

Con colpevole ritardo e in confuso ordine cronologico, ammetto di aver letto solo in questi giorni il primo romanzo della serie del commissario Kurt Wallander, rilanciato alla grande anche in Italia dagli omonimi telefilm (interpretati dalla maschera triste) di Krister Henriksson), ambientati in una cittadina della Svezia. Fu, fin dall’inizio, un grande successo per lo scrittore Henning Mankell, che poi avrebbe reso protagonista il commissario Wallander di altre otto inchieste romanzesche. Questo “Assassino senza volto” è un libro senz’altro moderno e attuale, seppur scritto, ambientato e pubblicato, tra il 1989, il 1990 e il 1991. Oltre alla sagace macchina investigativa, Mankell scrive – con oltre 25 anni di anticipo rispetto ai problemi di oggi – addirittura di “invasione di stranieri” in Svezia – soprattutto dall’Europa dell’Est, dopo la caduta del Muro di Berlino – e ne tratteggia le sempre crescenti angosce della popolazione svedese, fino a scoprire che i due assassini sono proprio due profughi cecoslovacchi.
Per certi versi, non eccessivi, un tantino xenofobo, si tratta comunque sia di un romanzo poliziesco molto intenso e che ha riscosso il meritato successo anche in Italia, grazie alla moda, tuttora imperante, del noir scandinavo.
Peccato che Mankell, scomparso due anni fa ad appena 67 anni, non possa più regalarci altri capolavori come questo. 

A BARCELLONA SEMBRA TUTTO NORMALE, MA…

Sono appena tornato da un breve soggiorno di lavoro a Barcellona. E’ una città meravigliosa, una città che ho già visitato diverse volte, ma che non mi stanco mai di ammirare. E’ una città che accoglie tantissimi italiani, anche quelli alla ricerca di un futuro migliore. E’ la città che poche settimane fa, giovedì 17 agosto, è stata teatro di uno dei più sanguinosi attacchi terroristici degli ultimi anni. La cronaca dei fatti la conoscete, purtroppo: un terrorista affiliato all’Isis ha imboccato il viale pedonale delle Ramblas al volante di un furgone bianco lanciato a folle velocità, ha travolto e ucciso 15 persone – tra cui due italiani, Bruno Gulotta e Luca Russo – e ferito altri 88 esseri umani. Fuggito tra i vicoli del centro di Barcellona e braccato in tutta la Spagna, il terrorista Younes Abouyaaquob è stato ucciso qualche giorno dopo, in un conflitto a fuoco, in un paese ad una cinquantina di chilometri da Barcellona.
A distanza di venti giorni è quasi surreale passeggiare per le Ramblas come se niente fosse. O quasi. A Barcellona sembra tutto tornato normale. Ma… Ma non si può fare a meno, almeno io non ci sono riuscito, di guardare le terribili fotografie del dopo-attentato e paragonare lo stesso pezzo di strada dove è avvenuto il massacro a quello dove stavo passeggiando io. Mi è capitato all’inizio delle Ramblas, all’altezza del Burger King, la cui insegna avevo notato in una fotografia raffigurante un ferito che veniva soccorso. Mi è capitato soprattutto calpestando il mosaico di Mirò, nel centro delle Ramblas, proprio là dove il furgone della morte ha terminato la sua folle corsa. Un’opera d’arte realizzata dall’artista catalano proprio per elogiare l’accoglienza e lo spirito internazionale di Barcellona…
La mia, spero lo capiate, non è morbosità, è solo umana curiosità. Riflettendo, naturalmente, su quanta fortuna abbiamo avuto a non essere in quel posto (sbagliato) nel momento sbagliato. Come, purtroppo, è successo alle vittime, ai feriti e persino ai superstiti. Che non dimenticheranno mai e poi mai. 
A Barcellona sembra tutto normale, ma non è così. Il venticello del tramonto è meraviglioso, il mare e la spiaggia di Barceloneta annunciano un settembre ancora “caliente”, i ristoranti sulle Ramblas sono già pieni di turisti a caccia di paella e sangria, la vita – inevitabilmente – continua. La polizia catalana (il Mossos d’Esquadra) vigila in maniera nemmeno troppo discreta: anzi, i poliziotti sono un po’ dappertutto, la loro presenza rassicura come non mai noi piccoli e indifesi turisti. Due furgoni belli robusti della polizia sono sistemati ai lati della fermata della metropolitana di Plaça de Catalunya, dove tutto è maledettamente cominciato. Sembrano le imponenti misure di sicurezza del “senno di poi”, ma tant’è. La paura c’è, ma è meglio non confessarla. Tanto che cosa possiamo mai fare? Stare barricati in casa? Non andare più da nessuna parte? La vita continua. Purtroppo o per fortuna.
E Barcellona rimane bellissima. Anche se non è più la stessa.