7 dicembre 2019: il matrimonio di Susanna&Stefano.
Un anno dopo, Susanna non c’è più.
Il suo ricordo non scomparirà mai.

mi sa che qua bisogna che ci svegliamo… O sarà la fine dell’umanità”.
Intervista a David Parma, responsabile italiano di “Ipsos”, multinazionale che da 40 anni si occupa di analisi e ricerche di mercato.
Come è avvenuta la trasformazione dei consumi in Italia negli ultimi mesi? Effetto solo della quarantena o i sintomi c’erano già e sono stati acuiti dal periodo di crisi?
“Sicuramente il terreno era in fase di preparazione, non fosse per il fatto che l’Italia era, ed ancora è, in ritardo rispetto ai trend internazionali di sviluppo del canale eCommerce e, in termini ancora più attuali, dell’ecosistema Omnichannel. Questo detto, il primo lockdown ha contribuito in maniera assolutamente sostanziale in l’Italia alla spinta del nuovo canale e alla conseguente trasformazione delle abitudini e modalità di consumo. Non potremmo immaginare questa trasformazione, specialmente a questa velocità, senza l’esperienza lockdown. In fin dei conti l’Italia si allineerà sui trend globali, ma è l’aspetto velocità con cui questo sta avvenendo che è caratteristico della situazione Covid”.
In base alla sua ricerca, come si spiega che l’Italia è cresciuta molto di più (+31%) di altri paesi, negli ultimi mesi? Come si spiega questa “fame” di shopping online?
“Due fattori: “arretratezza” dell’uso dei nuovi canali digitali in Italia rispetto a economie simili ma molto più evolute nell’ecosistema digitale/ Omnichannel; effetto Covid/ lockdown che ha imposto l’allineamento, che sarebbe avvenuto comunque, ma molto più lentamente, ad una velocità supersonica. Non è tanto la “fame” di shopping online, quanto la “necessità” di farlo. Quello che è interessante e che apre opportunità per le aziende è che, nel così fare, i consumatori entrano in un mondo esperienziale diverso, nuovo, che offre leve di marketing nuove (anche se non nuove in senso assoluto) e apre il capitolo “customer / user experience” in maniera molto significativa”.

Come se lo immagina il commercio tra 10 e 20 anni? L’acquisto online è irreversibile o, ad un certo punto, si tornerà ad avere voglia di un contatto umano e si tornerà nelle botteghe?
“Come detto sopra, il mondo volge ad un modello Omnichannel, che include parti digitali, parti fisiche, in maniera indipendente ma anche interattiva (innumerevoli gli esempi che potremmo citare da esperienze internazionali: online search con acquisto in negozio; search in negozio con ordine online (in negozio) e delivery @home, googling+screening fisico e acquisto digitale o fisico, ecc.). Credo fortemente che l’aspetto umano resterà necessario, ma anche che subirà un’evoluzione, impareremo ad avere esperienze umane anche in modalità digitali, e questa è la sfida e l’opportunità per le aziende, come mantenere l’esperienza umana al centro dell’ecosistema Omnichannel ed evolverla”.
Ma il boom dell’e-commerce continuerebbe inesorabile anche in questo “secondo lockdown”?
Se nel primo lockdown l’Italia è cresciuta nella vendita online del 31%, si può prevedere di quanto crescerà in questa seconda zona rossa, soprattutto in vista del Natale?
“Le festività sono generalmente un periodo in cui gli acquisti online si intensificano. L’anno scorso l’89% di chi ha fatto acquisti natalizi ha utilizzato tre o più canali,1 e il 62% degli acquirenti ha dichiarato di avere comprato online.1 Quest’anno ci aspettiamo un aumento molto significativo di queste cifre, e quindi un boost ulteriore alla crescita del canale eCommerce dato l’aumento fortissimo di vendite online durante il primo lockdown”.
Come lo vede commercialmente questo “strano Natale” 2020?
“Sarà certamente uno “strano Natale”, anche se cercheremo di sentirci “normali” e ritrovare le tradizioni e gli affetti per quanto possibile seppure nella nuova modalità “Omnichannel”. A dimostrazione di questo, il 49% degli acquirenti che prevedono di fare acquisti natalizi ha dichiarato che sceglierà i negozi che offrono la possibilità di acquisto senza contatto,2 e il 38% di tali acquirenti ha affermato che utilizzerà le opzioni di acquisto online e di ritiro in negozio o all’esterno. Dalla nostra ricerca è emerso che il 70% degli acquirenti italiani ha dichiarato che intende pianificare gli acquisti in anticipo per evitare gli affollamenti; di questi, il 78% accorperà gli acquisti per ridurre gli spostamenti rispetto agli anni precedenti. Dunque l’attesa è che l’ecosistema Omnichannel entri appieno nelle nostre vite, si consolidi, sulla scia di quanto sperimentato nella prima parte dell’anno. Nel fare questo, ci aspettiamo anche che l’aspetto esperienziale degli acquisti digitali / omnichannnel giochi un ruolo differenziante e competitivo per i retailer e le marche, soprattutto visto il periodo festivo che sarà, forse ancora più del solito, all’insegna della riscoperta dei valori umani e familliari”.
1 Google/Ipsos, Italia, sondaggio online “Holiday Shopping Study”, novembre 2019-gennaio 2020.
Posso dire di essere stato fortunato: ho visto giocare Maradona dal vivo due volte.
La prima, nell’estate del 1986, in Coppa Italia, poche settimane dopo il trionfo al Mondiale messicano. Spal-Napoli, a Ferrara.
Stadio stracolmo per vedere el Pibe de Oro. Io sono in curva, ho 16 anni. Sono vicino alla bandierina e vedo parecchie volte Maradona a pochi centimetri da me, mette batte diversi calci d’angolo. Un’emozione! Il più grande è proprio lì davanti a me!
La seconda volta fu a Bologna, forse nell’88, in un mercoledi di Coppa Italia di ottobre.
Maradona entrò solo nel secondo tempo, ma lo vidi da molto lontano, perchè la curva dello stadio di Bologna ha la pista e i giocatori sembrano delle miniature.
Comunque sia, posso dire: io c’ero!
Io l’ho visto!
Ora riporto l’articolo di Darwin Pastorin, amico personale di Maradona, pubblicato sull’Huffington Post del 25 novembre 2020.
“Dimmi che non è vero, Dieguito. Che è un’altra tua trovata, per farti beffa del mondo. Dimmi che stai ridendo, ballando, palleggiando un’arancia. Dimmi che stai danzando, ebbro e felice, tra i tuoi sogni e le tue nostalgie.
No, è una maledetta illusione: non ci sei più. Ti ha fermato un avversario terribile, un arresto cardiocircolatorio. A 60 anni compiuti da poco, dopo un’operazione alla testa: tu che ti fai fotografare, dopo l’intervento, sorridente, “anche questa è andata“. Con quel tuo sorriso a girasole, da scugnizzo di Lanús, lo stesso che avevi da ragazzino, quando già stupivi l’universo del fútbol con i tuoi gol, i tuoi dribbling, le tue prodezze. Non è retorica: in tanti ci sentiamo, ora, più soli. Perché hai rappresentato, per noi amanti della bellezza del calcio, la perla più preziosa, il giocatore capace di tutte le meraviglie del possibile e dell’impossibile: pensa, c’è chi assicura di averti visto palleggiare con una goccia d’acqua in un pomeriggio di tempesta al campo di allenamento di Soccavo. Hai conquistato un mondiale, quello di Messico ’86, scrivendo, contro l’Inghilterra, i racconti più abbaglianti del football: prima la mano de Dios, il colpo proibito per vendicare le Malvinas, poi la rete più bella e travolgente di tutti i tempi, con i calciatori inglesi saltati come birilli, storditi, smarriti e increduli. Sei passato dal Barcellona, prima di arrivare, nel luglio del 1984, al Napoli. Tu e una città: una storia di amore e di passione, di giorni da incorniciare, di scudetti memorabili e di notti, talvolta, da dimenticare. C’ero anch’io, inviato di “Tuttosport”, sull’aereo che ti portava dalla Spagna in Italia, nella tua nuova realtà, ventiquattrenne felice di vivere quella nuova avventura, in un luogo che ti ricordava, per i suoi colori e per il suo calore, l’Argentina del cuore. Pochi giorni dopo, ti intervistai per il mio giornale. “Come farai a superare la nostalgia per Buenos Aires?”, “Mi basterà spalancare la finestra e guardare il mare di Napoli”.
Ti sei perduto nei labirinti della droga, per uscirne fuori: a fatica, ma ci sei riuscito. Hai fatto tanto per gli altri, chiedendo il silenzio “perché il bene si fa senza pubblicità”. Hai attaccato il Potere del pallone, hai sfidato i prepotenti della politica, hai scelto di stare a sinistra, “da buon soldato dell’America Latina”. eri il simbolo del riscatto di ogni Sud. Eri sempre tu: vero fino all’assurdo, mai una maschera, lo sguardo fiero, la testa alta. Ti hanno messo in croce mille volte, ma non ha mai ceduto: eri “el Diego”, il più grande di tutti, sempre e per sempre.
Sei stato il mio Borges della pelota. Ho avuto la fortuna di conoscerti bene durante le stagioni napoletane e poi al Siviglia. Aveva addosso una voglia immensa di vita, voleva catturare ogni attimo, ogni secondo, ogni sospiro. I tuoi compagni ti ricordano, tutti, con affetto e commozione: hanno vinto grazie, soprattutto, a te. Eri un trascinatore, un esempio. Il pallone era il tuo sangue, la tua anima: dopo la gloria del prato verde, hai cominciato ad allenare. Perché non potevi stare lontano dal profumo dell’erba, dall’odore dello spogliatoio, dall’urlo della folla. Ogni volta che ti affacciavi sul campo, ecco partire il delirio: “Diego, Diegooo!”.
Sono tanti i ricordi, ed è già struggente il rimpianto. Osvaldo Soriano che ti aveva conosciuto al mondiale italiano del ’90 e che avrebbe voluto scrivere un romanzo con te protagonista. La tua amicizia con Gianni Minà. Il tuo parlare di Napoli sempre con dolcezza, con commozione. Le tue reti da centrocampo, da terra, quella punizione magica alla Juventus, il tuo sinistro che era musica, poema epico. Ti pensavamo eterno, questo il nostro peccato. Il nostro segno di profondo affetto. Ciao Dieguito, ci saranno ora le nuvole a farti compagnia. Non avrai più dolori. Sei, adesso, nel mito, nella leggenda”.
di Ilaria Floris (Adnkronos)
“A Mandrà… ma proprio er giorno der compleanno tuo. Ma non potevi aspettare qualche giorno… ci hai preso in contropiede, te possino”. E’ un Enrico Montesano visibilmente emozionato quello che, raggiunto telefonicamente dall’Adnkronos, sceglie le parole dell’indimenticabile ‘Er Pomata‘ per commentare la notizia della scomparsa di Gigi Proietti. “Non mi vergogno a dirlo -dice Montesano senza retorica- sono cristiano, e stamattina presto ho detto una preghiera, un requiem aeternam per Gigi”.
La notizia lo ha raggiunto all’alba, da parte di un conoscente: proprio ieri sera l’attore aveva guardato con la famiglia, per l’ennesima volta, ‘Febbre da Cavallo’, trasmesso in occasione degli 80 anni che Proietti avrebbe compiuto proprio oggi. “Ho rivisto ‘Febbre da Cavallo’, in casa, con i miei figli, proprio loro hanno voluto rivederlo -racconta l’attore- Un film che ha fatto ridere ancora una volta tutta Italia. Abbiamo potuto ammirare ancora una volta la bravura di Gigi, la sua straordinaria tecnica. Lui riusciva a fare quelle cose pazzesche, quegli scioglilingua, le sue gag, che sono famose e vengono ancora trasmesse da tutti i siti, ci sono appassionati e fan da decenni”.
“Io sono sempre stato un grande ammiratore delle straordinarie capacità tecniche di Gigi. Un timbro di voce bellissimo, non a caso ha iniziato come musicista cantante”, aggiunge l’attore. Le emozioni di Montesano sono tante, si affollano i ricordi di spaccati di vita, di molte esperienze insieme -a partire proprio da ‘Febbre da Cavallo’ e del suo sequel, ‘La Mandrakata’- ma soprattutto di un mondo condiviso, quello del cinema e del teatro di una volta, di quella romanità che si va perdendo sempre più. “Un altro grandissimo pezzo della romanità se ne va con Gigi -afferma Montesano- come quando è morto Albertone, o Vittorio Gassmann, o Mastroianni…sono tutti pezzi di Roma che se ne vanno. Un mondo che non c’è più purtroppo”.
E pensando al set di ‘Febbre da Cavallo’, Montesano sorride – a tratti ride- ancora come se fosse stato ieri. “Allora i film erano pensati -dice- noi siamo i nipotini della commedia dell’arte, Steno era un grande sceneggiatore e ‘Febbre da Cavallo’ è un film suo. Pensando al film, ancora mi viene da ridere pensando ad alcune gag, ai personaggi….ci siamo divertiti”.
Poi un pensiero alla ‘rivalità’ Montesano – Proietti, su cui molto si è detto e che, anche ultimamente, dal covid alle mascherine, sembra tratteggiare il ritratto di due ‘contendenti’. Montesano ci tiene a chiarire: “E’ chiaro che fra primi attori un minimo di gara c’è sempre -spiega- ma è sana, finalizzata a far ridere il pubblico, ognuno a trovare le cose più divertenti. Quando ci sono due primi attori in scena è normale. Fra noi c’è sempre stato un grandissimo rispetto reciproco. E, da parte mia, una grande, grandissima stima per lui. Era davvero un grandissimo attore”.
di Gian Stefano Spoto (L’Opinione)
Carissimi,